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Blockbuster è una delle più grandi catene di negozi di acquisto e noleggio di videocassette, DVD e videogiochi del mondo, fondata nel 1985.
La sede della multinazionale era a Dallas, nel Texas; era presente in diciotto nazioni tra cui l'Italia.

Storia Blockbuster
Il primo negozio Blockbuster viene aperto a Dallas in Texas nel 1985. Tra il 1985 e il 1995 il numero dei negozi raggiunge, solo negli USA, la cifra di 4800.

Nel 1989 Blockbuster acquista una preesistente catena inglese e apre così il primo negozio in Europa.

Nel 1994 Blockbuster è acquistata da una società di intrattenimento e comunicazioni statunitense, la Viacom. Composta da 60 milioni di soci, Blockbuster è aperta in 25 paesi, tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Danimarca, Israele, Messico e Argentina.

In Italia Blockbuster sbarca nel 1994 realizzando una joint venture con Fininvest, aprendo così il suo primo negozio italiano; nel 1999 la divisione torna in mano a Viacom, dalla quale si è poi separata nel 2004. In questo periodo il ritmo di espansione è di due nuovi negozi aperti ogni mese.

Verso la fine degli anni duemila ha inizio un periodo di forte crisi per l'azienda. Le difficoltà di Blockbuster, in nazioni come gli Stati Uniti, sono legate al successo di servizi analoghi come quello offerto dalla concorrente Netflix, mentre in Europa la crisi è dovuta soprattutto alla crescente pirateria informatica. In questo periodo sono diversi i paesi in cui l'azienda abbandona il mercato, tra cui Spagna e Portogallo. Ad inizio 2008, a fronte di risultati operativi poco soddisfacenti (oltre 5 milioni di euro di perdita), Blockbuster Italia ha iniziato un piano di ridimensionamento che prevede la chiusura di oltre 20 punti vendita sui 235 esistenti.

Le difficoltà economiche di Blockbuster si protraggono anche nel 2010, anno in cui si inizia a paventare l'ipotesi di avviare una procedura fallimentare. In Italia sono una ventina i negozi chiusi nel corso dell'anno su tutto il territorio nazionale, mentre sono un centinaio i dipendenti lasciati a casa, la quasi totalità dei contratti a termine e/o part-time. Il 23 settembre dello stesso anno l'azienda dichiara bancarotta appellandosi al Chapter 11 della legge fallimentare statunitense (procedura per bancarotta protetta), e cercando una ricapitalizzazione per permettere una ristrutturazione dell'azienda, impostandola verso un nuovo business incentrato soprattutto sulla distribuzione digitale.

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